L’anno sacerdotale

MESSAGGIO AI SERRANI DI S.EM. IL CARDINALE JOSÉ SARAIVA MARTINS CONSULENTE EPISCOPALE DI SERRA ITALIA

COME COMUNICARE IL VANGELO DELLA VOCAZIONE

Cari amici serrani, è sempre con particolare gioia e forte vincolo pastorale, che mi rivolgo a voi, affidandovi quotidianamente al Supremo Pastore, perché tutti ci conduca ai pascoli di quella verità e di quell’amore, che, soli, possono saziare il cuore umano, fatto per l’Infinito.
In questo mio breve messaggio vorrei parteciparvi alcune riflessioni dì pastorale vocazionale che sono oggetto della nostra riflessione per la soluzione di problemi che assillano le Chiese particolari.

1. METTERSI IN ASCOLTO
La prima consiste nello sforzo di metterci in ascolto della cultura del nostro mondo, per discernere i semi del Verbo già presenti in casa, anche al di là dei confini visibili della Chiesa.
Ascoltare le attese più intime dei nostri contemporanei, prenderne sul serio desideri e ricerche, cercare di capire che cosa fa ardere i loro cuori e cosa invecesuscita in loro paura e diffidenza, è importante per poterci fare servi della loro gioia e della loro speranza.
Il Signore ci ha fatti annunciatori della sua vita rivelata agli uomini e non possiamo misurare con criteri mondani l’annuncio che siamo chiamati a fare. In certi momenti il Vangelo è non solo molto esigente, ma perfino “duro”, perché duri sono i cuori degli uomini – i nostri, a volte, più di quelli degli altri – bisognosi di essere ricondotti sulla via della vita, per aprirsi al dono di una nuova e più piena umanità.
2. LEGGERE LE POTENZIALITÀ E GLI OSTACOLI
Ogni serrano dovrebbe leggere con singolare attenzione quali sono le potenzialità e gli ostacoli che si incontrano oggi nelle nostre comunità e nei nostri paesi per quanto riguarda la diffusione della Buona notizia della vocazione. L’Europa è stata attraversata da ampie, profonde e rapide trasformazioni sociali e religiose.
Una cultura pluralista e complessa tende a generare dei giovani con un‘identità incompiuta e debole con la conseguente indecisione cronica di fronte alla scelta vocazionale. Molti giovani non hanno neppure la “grammatica elementare” dell’esistenza. La mentalità in cui viviamo può permeare anche noi cristiani e l’incredulità è tentazione che attraversa anche il nostro cuore: prendere coscienza dei suoi tratti essenziali è fondamentale per discernere potenzialità e rischi presenti anche nella nostra esistenza.

Le potenzialità della Chiesa sono strettamente legate alla capacità della comunità cristiana, di fare spazio a tutti i doni dello Spirito. È necessario, perciò, che la Chiesa stimoli tutti i battezzati a prendere coscienza della propria attiva responsabilità nella vita ecclesiale.
Accanto al ministero ordinato, altri ministeri, istituiti o semplicemente riconosciuti, possono fiorire a vantaggio di tutta la comunità, sostenendola nei suoi molteplici bisogni: dalla catechesi all’animazione liturgica, dall‘educazione dei giovani alle più varie espressioni della carità. Certamente un impegno generoso va posto, soprattutto con la preghiera insistente e fiduciosa al Padrone della messe (cf. Mt 9,38) per la promozione delle vocazioni al sacerdozio e di quelle di speciale consacrazione.
È questo un problema di grande rilevanza per la vita della Chiesa in ogni parte del mondo. In certi Paesi di antica evangelizzazione esso si è fatto addirittura drammatico a motivo del mutato contesto sociale e dell’inaridimento religioso indotto dal consumismo e dal secolarismo. È necessario ed urgente impostare una vasta e capillare pastorale delle vocazioni, che raggiunga le parrocchie, i centri educativi, le famiglie, suscitando una più attenta riflessione sui valori essenziali della vita, che trovano la loro sintesi risolutiva nella risposta che ciascuno è invitato a dare alla chiamata di Dio, specialmente quando questa sollecita la donazione totale di sé e delle proprie energie alla causa del Regno.

3. OFFRIRE UNA VITA NUOVA
Dove sta la novità rispetto ad un passato nel quale le vocazioni sgorgavano con naturalezza all‘interno delle nostre famiglie e riempivano con altrettanta naturalezza seminari e noviziati? I figli di Dio, oggi, sono chiamati a diventare quello che sono, non potendo contare su una “maternità spirituale” diffusa inscritta in quel regime di “cristianità” nel quale sono maturate la maggior parte delle vocazioni anche dei nostri preti e dei nostri consacrati di oggi. Ascoltiamo in proposito la lucidissima analisi del documento Nuove Vocazioni per una Nuova Europa al n. 11:”… Come la Roma antica, l‘Europa moderna sembra simile a un pantheon, a un grande “tempio” in cui tutte le “divinità” sono presenti, o in cui ogni “valore” ha il suo posto e la sua nicchia.
“Valori” diversi e contrastanti sono copresenti e coesistenti, senza una gerarchizzazione precisa; codici di lettura e di valutazione, d’orientamento e di comportamento del tutto dissimili tra loro. Risulta difficile, in tale contesto, avere una concezione o una visione del mondo unitaria, e diventa, dunque, debole anche la capacità progettuale della vita. Quando una cultura, infatti, non definisce più le supreme possibilità di significato, o non riesce a creare convergenza attorno ad alcuni valori come particolarmente capaci di dar senso alla vita, ma pone tutto sullo stesso piano, cade ogni possibilità di scelta progettuale e tutto diviene indifferente e piatto. Tuttavia da più parti del mondo giovanile si rileva una chiara simpatia per la vita intesa come valore assoluto, come valore sacro.
Ci pare opportuno chiedere per gli anni a venire un’attenzione particolare ai giovani e alla famiglia. Questo è l’impegno che affidiamo e raccomandiamo alle comunità dei serrani.
Partiamo dai giovani, nei quali va riconosciuto “un talento che il Signore ci ha messo nelle mani perché lo facciano fruttificare”. Nei loro confronti le nostre comunità sono chiamate a una grande attenzione e a un grande amore. È proprio a loro che vanno insegnati e trasmessi il gusto per la preghiera e per la liturgia, l’attenzione alla vita interiore e la capacità di leggere il mondo attraverso la riflessione e il dialogo con ogni persona che incontrano, a cominciare dai membri delle comunità cristiane.
Le Giornate Mondiali della Gioventù ci hanno restituito molte speranze: abbiamo visto moltissimi giovani attirati da Gesù e dal suo VangelO.

4. FARE MEMORIA DELLA STORIA DELLA PASTORALE VOCAZIONALE VISSUTA DALLA CHIESA


a) Pastorale teologicamente fondata

– La pastorale delle vocazioni deve fondarsi su una base dottrinale espressa in un linguaggio che coinvolga i problemi dell’uomo d‘oggi e deve rispettare la visione di fede.

Il Signore ci invita a pregare il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe”.

È essenziale coglierne l’invito: senza preghiera abituale, insistente, fiduciosa, non esiste vera pastorale vocazionale.

La vocazione, inoltre deve essere compresa nel quadro della Chiesa.

Ogni vocazione di speciale consacrazione è, anzitutto, al servizio della Chiesa e, a sua volta, è al Servizio degli uomini.


b) – Patorale specifica e universale delle vocazioni.

Questa non può svolgersi se non all’interno di una pastorale generale, della quale è una dimensione essenziale. La pastorale specifica generale deve riguardare tutte le vocazioni di speciale consacrazione, cioè la vocazione al ministero presbiterale e al diaconato, alla professione dei consigli evangelici nelle Congregazioni Religiose e negli Istituti Secolari; come pure le vocazioni ai nuovi ministeri e alle nuove forme di vita consacrata, che lo Spirito potrebbe suscitare.

Vengono sottolineati dalla storia anche lo sforzo generale di evangelizzazione, l’importanza della catechesi, della direzione spirituale, il ruolo della famiglia e della comunità parrocchiale, la pastorale della gioventù, senza trascurare gli adulti. Per quanto riguarda i giovani, venga loro presentato il messaggio evangelico nella sua totalità, incentrato sulla persona di Cristo, per aiutare ciascuno

a comprendere il proprio ruolo nella Chiesa.

Occorre anche scoprire i valori positivi dei giovani d‘oggi, che sono le prime risposte della loro chiamata da parte di Dio.

Concludendo, la consegna del Vangelo della vocazione oggi ci impegna a:

– vivere la prossimità con i giovani, troppe volte lasciati soli dentro il disorientamento esistenziale;

– adoperarsi secondo le parole di Paolo VI perché nessuno sia privato di ciò che deve sapere per rispondere alla propria vocazione;

– diffondere una mentalità a favore della vocazione dentro una cultura antivocazionale;

– umanizzare la globalizzazione;

– non avere paura di una vita di preghiera abituale, continua e coinvolgente;

– offrire tutta la saggezza e la pedagogia della Chiesa nei percorsi di accompagnamento e di discernimento delle vocazioni;

– mantenere nelle attività a servizio delle vocazione un linguaggio mite, un cuore puro, occhi limpidi; una vita fedele e donativa.

Dal Vaticano, 24 settembre 2010